Vite aerea | Il progetto di Leonardo da Vinci

Appassionato studioso della natura, Leonardo, forse osservando i semi dell’acero che ne affida al vento la diffusione, si rese conto che l’aria, per quanto impalpabile è comunque in grado di opporre resistenza a qualcosa che sappia sfruttarne le proprietà. Da questa intuizione nasce il progetto di questa vite aerea che, come dice lo stesso Leonardo, “si fa la femina nell’aria”.

vite aerea

Dagli appunti che commentano il disegno, si ricava che questo prototipo di elica misurava circa 5 metri di diametro, doveva essere costruita in canne, tela di lino (probabilmente quella che oggi si chiama batista) e fildiferro “grosso” ed essere azionata da quattro uomini. Da questo dobbiamo dedurre che il nostro Genio non l’abbia concepita come prototipo di elicottero ma come mezzo per studiare la portanza dell’aria.

Nell’evidente impossibilità (ed inutilità) di crearsi in casa un’elica di cinque metri di diametro può però essere interessante e divertente realizzare l’idea di Leonardo in un modellino funzionante e che, se fatto con la dovuta pazienza e precisione, mostra che un’elica del genere è veramente in grado di sollevarsi. Il materiale consiste solo in listelli (qui ricavati da una stecca 10x30x200 mm) e tondini di ramin o tiglio più poco d’altro descritto di volta in volta.
Con colla e chiodini senza testa si realizza la gabbia a pianta quadrata (in primo piano la base) destinata a reggere il marchingegno. Dalle misure della gabbia, a piacere, dipenderà il diametro della vite aerea e da questo la sezione degli elementi della gabbia. Qui per un’elica da 290 mm bastano listelli 10×10 mm; crescendo il diametro e quindi lo sforzo di trazione si dovranno usare listelli più robusti facendo sempre attenzione all’esatta squadratura della gabbia.
Nella cornice centrale della gabbia si incastra, e si fissa con vitine, il mozzo dove passa il manicotto motore (che vedremo più avanti), retto da una crociera di listelli, indicativamente sezione 10×20 mm, che lo mantenga esattamente sulla verticale del centro della base. Il foro, di cui lubrificare con paraffina le pareti, deve permettere la rotazione libera, ma senza giochi laterali, del manicotto motore. Accanto alla crociera le due traverse che reggono asse motore ed elica.
La gabbia in via di completamento: in alto è chiusa da un’H di listelli (la barra dell’H è il listello in primo piano nella foto accanto) ed in basso sarà attraversata dall’altro listello con la boccola in cui gira la base dell’asse motore, levigata e lubrificata. Nel montaggio va posta la massima cura nell’allineare boccola di base, mozzo e foro di passaggio dell’asse dell’elica. Il minimo disassamento comprometterebbe il funzionamento del modello.
Il modellismo richiede abilità coniugata a molta pazienza ed a molta inventiva per crearsi dime, scali ed accessori che poi permettano di lavorare con maggior precisione come l’ausiliario di politene che, avvolto attorno all’asse dell’elica, permette di distanziare con la massima esattezza i fori di innesto delle stecche che reggono la vela dell’elica.
Altro ausiliare del lavoro è il morsetto che regge due stanti nella cui sommità, opportunamente fresata, gira liberamente l’asse dell’elica così da potervi inserire, senza forzare, i vari tondini che formano la spirale. Il tempo per farsi gli ausiliari si ripaga in precisione.
Completato l’inserimento delle stecche, che fanno due giri e mezzo attorno all’asse, e ben seccata la colla che le fissa, l’asse si rizza in piedi e si comincia a creare la spirale incollando pazientemente sui capi delle stecche una serie di striscioline di cartoncino bristol o di carta da disegno pesante, larghe sui 2-3 mm e tagliate su una circonferenza di 290 mm di diametro esterno. Pinze da bucato in legno, opportunamente sagomate, servono da morsetti. Ad evitare che assieme alle striscioline si incollino anche le pinze bisogna usare solo pochissima colla e strofinare la punta dei “morsetti” contro una candela o simili.
Quando si sono completati i due giri e mezzo di spirale e quindi le stecche hanno assunto una discreta rigidità vi si incolla sopra la vela, di tela molto sottile se si vogliono seguire le orme di Leonardo o di carta velina se se ne vuol diminuire il peso. Mentre la colla fa presa, si torniscono la puleggia motrice, il manicotto ed il fermo superiore. La puleggia, da avvitare sul capo dell’asta inferiore, ha un codolo che attraversa il mozzo e si innesta e si avvita nel manicotto.
La coda dell’elica, attraversata da un chiodino senza testa, si innesta nel manicotto, aperto da un taglio che ne permette il movimento ascensionale. La sua sommità attraversa la staffa della traversa superiore e viene tenuta in posizione da un pomello.
A un braccio della crociera si aggancia la fune di trazione, che poi passa in una prima puleggia cui è appeso un sacchettino di zavorra, in una seconda puleggia fissata allo stesso braccio, fa un giro attorno alla puleggia motrice e poi esce da una finestrella asolata fissata sotto una delle traverse centrali. Tirando la funicella si impartisce all’elica il moto rotatorio e, se tutto è stato fatto a regola d’arte, la si vede sollevarsi di qualche millimetro.
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