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Eroi del far da sé - La creatività senza frontiere

In questo spazio troverai persone note e meno note che fanno della loro creatività uno strumento di lavoro, uno stile di vita, un modo di essere. Forse anche loro hanno cominciato costruendo qualcosa con le loro mani, provando e riprovando, hanno poi progettato, inventato e...non si sono più fermati! Guarda chi sono e che cosa scrivono!

Massimo Fini - LEGGI IL PENSIERO PDF Stampa E-mail

Massimo Fini: giornalista, scrittore, drammaturgo, attore e attivista italiano. Nel 2005 ha fondato il movimento politico Movimento Zero, ispirato ai principi di primitivismo, antimodernismo, decrescita e democrazia diretta.
E’ uno dei maggiori intellettuali dei nostri tempi, da sempre maestro di pensiero controcorrente di cui il suo primo saggio "La ragione aveva torto?", scritto nel 1985, rimane una innovativa, lungimirante ed oggi più che mai attuale critica del mondo moderno.
Massimo Fini ci ha onorato scrivendo per “MANUALITA’ UN GIOCO DA RAGAZZI” questo articolo, sintesi di un pensiero-filosofia che si ricongiunge alle motivazioni dell’iniziativa.

MASSIMO FINI - www.massimofini.it


Forse il primo ad affrontare la questione di come la tecnologia ci stesse allontanando non solo dalla natura ma anche da conoscenze e capacità elementari che da sempre erano patrimonio di tutti è stato Max Weber che in una magistrale conferenza tenuta a Vienna nel 1918, La Scienza come professione (pubblicata in Italia da Einaudi), scrive: “Liberiamoci dell’intellettualismo della scienza per ritrovare la nostra propria natura e quindi la natura in generale... rendiamoci chiaramente conto di che cosa propriamente significhi, dal punto di vista pratico, questa razionalizzazione intellettualistica ad opera della scienza e della tecnica orientata scientificamente. Vorrà forse dire che noialtri abbiamo una conoscenza delle condizioni di vita nelle quali esistiamo maggiore di quella di un indiano o di un ottentotto? Ben difficilmente. Chiunque di noi viaggi in tram non ha la minima idea di come la vettura riesca a mettersi in moto. Né, d’altronde, ha bisogno di saperlo. Gli basta poter ‘fare assegnamento’ sul modo di comportarsi di una vettura tranviaria, ed egli orienta in conformità la propria condotta; ma nulla sa di come si faccia per costruire un tram capace di mettersi in moto. Il selvaggio ha una conoscenza dei propri utensili incomparabilmente migliore”.

Oggi, con la graduale trasformazione, grazie a una tecnologia sempre più sofisticata, del reale in virtuale, questo distacco dalla natura, dal sapere materiale e addirittura intellettuale ha raggiunto una dilatazione enorme. Anche la cultura non vuole più un vero lavoro, quantomeno mentale, basta digitare su un computer.

Qualsiasi persona dell’era preindustriale, anche se non era un artigiano, sapeva costruire gli utensili del proprio lavoro. Noi non più. Ci siamo abbandonati completamente alla tecnica e ai suoi specialisti. Ciò ha alcune conseguenze. Scrive Huizinga: “Il contadino, il marinaio, l’artigiano d’una volta, nel tesoro delle sue conoscenze pratiche trovava anche lo schema spirituale con cui misurare la vita e il mondo”. Noi non avendo più queste conoscenze, non usando più utensili ma bottoni o pulsanti, abbiamo perso il ‘far da sé’ spirituale ed è per questo che siamo così facilmente permeabili a qualsiasi sciocchezza e siamo omologati a quello che viene chiamato ‘il pensiero unico’ ma abbiamo anche perso, nella stragrande maggioranza dei casi, il ‘far da sé’ materiale, la manualità. Se qualcosa non funziona si chiama il tecnico, lo specialista (che a sua volta possiede quel know how e solo quello), o la si ricompra. In questa incapacità, mentale e materiale, del ‘far da sé’ si sconta, come scrive Oliviero Toscani, una straordinaria perdita di creatività, di fantasia, di immaginazione individuale, a favore della scienza tecnologicamente applicata, che ci ha portato a quello che abbiamo davanti agli occhi: un mondo completamente omologato.
Ma tornare ad insegnare ai nostri figli a riappropriarsi della manualità non è solo un’operazione culturale importante. Potrebbe diventare, fra non molto, una necessità vitale. Molti segnali ci dicono infatti che è vicino il collasso del sistema del denaro. E poiché, come dice Simmel, “il denaro è la tecnica che unisce tutte le tecniche”, ciò vuol dire, fra le altre cose, che l’intero sistema industriale-tecnologico verrà ridimensionato a favore di quello agricolo. Bisognerà tornare a saper coltivare, a saper costruire gli strumenti che servono, a saperli riparare, a saperne inventare, con un ritorno di creatività individuale, dei nuovi e così via.
Per questo l’iniziativa di Edibrico (“Manualità un gioco da ragazzi”) non è solo meritoria ma anche, non so quanto consapevolmente, preveggente.

Massimo Fini

 
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È UN PROGETTO FONDATO NEL 2011 DA:

 

 

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